Povertà e pensioni in Italia
Povertà e pensioni in Italia

Già più di 20 anni Carl William Brown scriveva: “Pirandello proponeva tra le soluzioni alternative ai problemi dell’esistenza l’omicidio, il suicidio o la pazzia; oggigiorno, in un’epoca di sinergie sfrenate, dobbiamo unire le differenti possibilità, quindi dobbiamo diventare completamente pazzi, uccidere il più alto numero possibile di individui e poi finalmente commettere il suicidio.” Questo è a maggior ragione ancora più logico in Italia, dove la merdosa legge fornero del cazzo è attualmente in vigore.

Dall’Eldorado delle baby pensioni con il sistema retributivo, all’incubo di oltre 40 anni di versamenti con il sistema contributivo. La storia del sistema pensionistico italiano che ha fatto dell’Inps uno dei più grandi enti previdenziali d’Europa è in continua evoluzione, ma si scontra quotidianamente con interessi divergenti: da un lato quello dello Stato di far quadrare i conti, prima che l’intero sistema collassi, dall’altro quello dei lavoratori che rivendicano il meritato riposo con assegni dignitosi, dopo una vita di sacrifici.

Mio padre, operaio, è andato in pensione a 54 anni, mio zio diplomato al serale a 52, mia madre a 60 con la minima, io laureato dovrei andare a 68 e aspettare ancora 2 anni la liquidazione; è quindi ovvio che a queste condizioni preferisco morire, ma non da solo, voglio fare il viaggio all’inferno con qualche coglione!

Pensioni e stupidità in Italia
Pensioni e stupidità in Italia

Prima della famigerata e merdosa legge fornero, una persona del settore privato poteva andare in pensione anche con 35 anni di lavoro e prendere fino al 70% dello stipendio degli ultimi 5 anni, oppure poteva prendere fino all’80% se avesse lavorato per 40 anni. Nel settore pubblico era ancora meglio, perché con 40 anni di contributi andavi in pensione con il 100% delle ultime retribuzioni. Poi vi era la pensione di vecchiaia a 60 anni, e se avevi lavorato almeno 15 prendevi la minima, circa 500 euro di oggi. Inoltre i dipendenti pubblici o degli enti para-statali potevano andare anche con solo 15 o 20 anni di contributi, se poi eri una donna e facevi 2 o 3 maternità, e magari riscattavi la laurea, potevi lavorare solo una decina d’anni e andare tranquillamente in pensione, magari facendo poi un’altro lavoro.

Questo andazzo è andato avanti per decenni, inasprito via via dalle varie riforme fino ad arrivare ad oggi, dove l’attuale sistema contributivo, la precarietà del lavoro, la lunga scolarizzazione, e le varie crisi economiche obbligheranno gli individui a lavoare fino a circa 70 anni, prendendo poi la metà o anche meno del loro stipendio attuale ed impedendo al tempo stesso un ricambio generazionale nel mondo del lavoro, cosa che ovviamente crea sia disoccupazione, sia povertà, sia frustrazione. Per questi motivi tale legge è stupida, ingiusta e criminale, frutto di una becera macelleria sociale volta solamente a risparmiare denaro affinché i nostri amministratori e tutte le altre varie élites del potere lo possano spendere con più goduria.

Politici e privilegi in Europa
Politici e privilegi in Europa

Senza inoltrarmi nei conti dell’INPS, magari in rosso perché gestiti in maniera nefasta da totali incompetenti nominati dai vari politici di turno, e senza addentrami in speculazioni sociologiche sulle pensioni, e tutte le varie ingiustizie che le caratterizzano, mi preme solo di mettere in risalto il fatto che i giovani e meno giovani stanno lavorando e pagando delle tasse ai loro predecessori, senza poi ricevere in cambio quello che i lavoratori del passato hanno ottenuto e stanno ancora ottenendo. Diciamo pure che è una rapina bella e buona, un furto di pessimo gusto che meriterebbe una vendetta adeguata e conforme all’avidità dei delinquenti che ci governano.

Evitando di fare una lunga e sterile analisi dell’argomento, mi basta solo dire che dopo i 60 anni uno potrebbe decidere e dovrebbe poter andare in pensione e dedicarsi a cose sen’zaltro migliori che non lo stupido lavoro, inoltre dovrebbe poter essere possibile anche riscattare i propri contributi ed incassare il denaro versato in un’unica soluzione, o metà di esso, e il resto a rate e via dicendo. Infine se ci fosse la necessità di denaro per ripianare i deficit di bilancio delle casse previdenziali basterebbe imporre a tutti coloro che godono di una pensione una tassa progressiva proporzionale al reddito, invece di far pagare il tutto ai lavoratori odierni, i quali in pratica pagano con sacrifici immani i debiti fatti dagli altri, vivendo in questo modo una realtà del tutto simile alle persone vittime degli strozzini, degli usurai, dei soprusi e delle rapine di stato. Concludo infine ricordando a tutte le persone coinvolte che la famigerata legge fornero, la quale obbliga i lavoratori a restare in servizio 10 o 12 anni in piu’ di quelli che sono gia’ andati in pensione e a prendere poi un 40-50% in meno, meriterebbe la piu’ atroce delle vendette e una sostanziale e radicale modifica.

Carl William Brown

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