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Aforismi. Volume primo. di Carl William Brown

Aforismi. Volume primo. di Carl William Brown

linedividerCarl William Brown;   Matthew Arnold;   George Mikes;

Gli autori più originali non lo sono perché promuovono ciò che è nuovo, ma perché mettono ciò che hanno da dire in un modo tale che sembri che non sia mai stato detto prima.
Johann Wolfgang von Goethe

Le opere, come nei pozzi artesiani, salgono tanto più alte quanto più a fondo la sofferenza ha scavato il cuore.
Marcel Proust

Non c’è scrittore che, per quanto ridicolo, non sia stato giudicato eccellente da qualcuno.
Luc de Clapiers de Vauvenargues

Amo la libertà della stampa più in considerazione dei mali che previene che per il bene che essa fa.
Charles-Alexis de Tocqueville

Anelo all’eternità perché lì troverò i miei quadri non dipinti e le mie poesie non scritte.
Kahlil Gibran

Niente può essere inutile a un poeta.
Samuel Johnson

Ogni lettore, quando legge, legge sé stesso. L’opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che è offerto al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in sé stesso.
Marcel Proust

Gli scienziati lavorano meglio se sono al di fuori di ogni autorità, compresa l’autorità della ragione.
Feyerabend

Feyerabend diceva che è lo scherzo, il divertimento, l’illusione a renderci liberi, non la “verità”; anche perchè forse la “verità” non esiste, escludendo ovviamente quella della stupidità.
Carl William Brown

L’autore (dal latino auctor, derivato dallo stesso tema di auctus, participio passato del verbo augeo “aumentare”, ma anche dalla radice di auctoritas, “autorità”), in senso archetipico, è l’iniziatore di qualcosa, “colui che fa aumentare” l’insieme dello scibile e del fruibile.

In letteratura per autore si intende il creatore dell’opera letteraria, colui che ne concepisce il disegno nella propria mente. Non si tratta necessariamente di colui che scrive materialmente il testo, né va confuso con il narratore, suo alter-ego all’interno del testo medesimo. Nel Medioevo la nozione di auctoritas dell’autore ha condizionato la ricezione di opere letteraria contemporanee e passate, attribuendo a tutto ciò che era scritto un valore di verità che tutt’oggi si è restii a non riconoscere.

Il termine “autore” è anche utilizzato nell’ambito del diritto commerciale (segnatamente nel diritto d’autore) e nel linguaggio comune per indicare il soggetto creatore di un’opera dell’ingegno, ovvero chi, per primo, ha inventato qualcosa non precedentemente esistente.

Tutti gli esseri umani possono essere degli autori o dei narratori nel momento in cui trasmettono agli altri le loro storie, o delle vicende di cui sono a conoscenza, o più semplicemente quando raccontano episodi in cui appaiono dei personaggi veri o fittizi della loro vita, o dei loro sogni. Con la leggenda, il mito, la fiaba, e le altre forme di racconti o romanzi, la narrazione si rivolge in concreto all’arte e alla fiction, in cui il piacere estetico trova il proprio dilettevole intrattenimento.

Come diceva il vecchio Proust, il libro essenziale, l’unico vero libro, un grande scrittore non ha, nel senso comune della parola, da inventarlo, in quanto esiste già in ognuno di noi, ma da tradurlo. Il dovere e il compito di uno scrittore sono dunque quelli di un traduttore. Ed è in questo senso dunque che da buon traditore io cercherò di utilizzare i vari personaggi in maniera funzionale alla progettazione dell’attacco al forte. E’ altresì fuori discussione che non sarà loro compito organizzare alcuna strategia, loro dovranno solo vivere e darmi degli spunti comici o drammatici, sia positivi, sia negativi, per aiutarmi, attraverso le loro varie vicissitudini, ad osservare la realtà, la finzione, la vanità e la miseria delle varie forme esistenziali.

In futuro poi, poiché ogni individuo è un’opera d’arte, unica, originale e del tutto grandiosa e utile al grande progetto divino, che ovviamente non è certamente inferiore, ai miei piani simbolici e allegorici, anche i vari personaggi potranno interagire attivamente e dare dei consigli o condurre delle azioni di vario genere. Ricordo inoltre a tutti che in questi vari blogs verranno inseriti gli autori che per un motivo o per l’altro sono venuti in contatto con il Daimon Club o con Carl William Brown e hanno così deciso di non sprecare una buona opportunità per collaborare con noi al fine che anche il gentile pubblico possa in questo modo avere una possibilità in più per conoscere e apprezzare i loro scritti, le loro idee, le loro abilità, le loro sensazioni o le loro critiche.

Ovviamente lo stile di tutta l’operazione dovrà avere molto a che fare con l’umorismo, l’ironia, la satira, la polemica, e se volete spingervi anche ad abbracciare il sarcasmo non ci saranno problemi. Certamente se non siete dei grandi osservatori, se non avete delle doti innate di autoironia e se avete delle concezioni del mondo troppo rigide e non inclini al cambiamento, lasciate perdere sin dall’inizio, infatti tutto cambia e il guerriero deve essere sempre pronto oltre che a partire, ovviamente anche a mutar di stato. Con questo non intendo che uno non debba essere fedele, può certamente essere sempre devoto alla ricerca, ad una certa logica di pensiero, alle varie rappresentazioni culturali del nostro mondo, ma deve comunque conservare anche una certa follia, che includa un metodo naturalmente, e che gli faccia sempre ricordare che tutti nascono pazzi, ma solo alcuni hanno la fortuna di rimanere tali.

Or bene, non si pretende di trovare dei veri e propri eroi, per quello ci serviremo dei grandi personaggi e autori del passato, che interagiranno con noi e con le nostre avventure, ma certamente non dobbiamo neanche avvalerci di caratteri meschini e del tutto inadeguati all’opera, in questo casi ci tornerà utile la critica umoristica e filosofica, una certa ermeneutica dell’imbecillità, nonché un epistemologia della stupidità, per illustrare a tutti, in maniera più o meno velata, magari di ridicolo, quello di cui non abbiamo bisogno e che può invece tornare molto utile alla società per andare definitivamente a rotoli, per non usare altri termini molto più espliciti.

Servono allo scopo certamente degli esperti in qualche cosa, ma questi professionisti non dovranno prendersi troppo sul serio e dovranno ovviamente essere supportati dalla creatività del Daimon, ovvero dal demone dell’arte, non certamente quello che non riesce a comunicare con il grande pubblico e tanto meno di quello che pensa solo a far arricchire case editrici, galleristi, riviste specializzate, università ,finanzieri da strapazzo, religiosi ottusi o collezionisti vari. Non ci servono nemmeno grandi condottieri, anche se per quelli magari una particina la potremmo sempre trovare, in fondo da sempre un po’ ci hanno ispirato, no, quello di cui abbiamo bisogno sono uomini di ingegno incredibile, un po’ misteriosi, un po’ magici, un po’ geniali, non so, al momento potrei pensare a Galileo Galilei, Giordano Bruno, David Hume, Aristofane, Miguel de Cervantes, William Shakespeare, Jonathan Swift, Eschilo, Plauto, Marziale, Seneca, Epicuro, Lucrezio, Senofonte, Platone, Montaigne, Rablais, Cecco Angiolieri, Bacon, Molière, Voltaire, l’Aretino, Sterne, Hazlitt, Champfort, Heine, Goethe, Coleridge, Byron, Blake, P.B.Shelley, Baudelaire, Rimbuad, Nerval, Bakunin, Twain, Nietzsche, Wittgenstein, Marx, Freud, Einstein, Russell, Pirandello, Bréton, Eluard, Aragon, Tzara, Beirce, Marcuse, Picasso, Dalì, Trilussa, Musil, Joyce, Shaw, Wilde, Canetti, Cioran, Kraus, Orwell, Longanesi, Mikes, Lec, o altri di più recente apparizione, ma in fondo per il nostro intreccio potremo permetterci di volare anche un po’ più basso, ma non troppo, mi raccomando.

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