Alcune Interpretazioni della Stupidità

Lo studio della lingua e della cultura italiana, soprattutto politica, è fondamentale per l’approfondimento dell’essenza della stupidità.
Carl William Brown

Da sempre nell’universo l’unica vera divinità che ha una certa autorità è quella della stupidità, per cui le schiere di adoratori nel tempo si sono dovute adeguare.
Carl William Brown

Non credo in dio, pero’ ho una certa fiducia nella stupidità, dunque è già qualcosa, e per di più non posso nemmeno definirmi completamente ateo, che mi stia convertendo.
Carl William Brown

“Una causa piccolissima che sfugge alla nostra attenzione determina un effetto considerevole che non possiamo mancare di vedere.”,diceva il matematico francese Henri Poincaré; a questa affermazione certamente non priva di fondatezza dobbiamo però, purtroppo, aggiungerne anche un’altra, infatti vi sono cause maestose, che sfuggono all’attenzione della maggioranza della popolazione del pianeta e che pur producendo effetti catastrofici non preoccupano più di tanto la specie che continua imperterrita il suo cieco peregrinare. Il mio intento sarà dunque quello di rischiarare un po’ le tenebre e di gettare un po’ di luce nei meandri della nostra stupidità……..
Senza un’analisi un po’ approfondita le similitudini possono sembrare arbitrarie, gli accostamenti ed i paragoni indecenti, ma dopo aver valutato a fondo la questione le tesi sostenute appariranno del tutto lecite e non prive di fondamento.
Ormai da molto tempo l’uomo vive in società “organizzate”, si fa per dire ovviamente, dove l’ordine politico è alla base delle istituzioni e delle ideologie necessarie a mantenerne e ad ampliarne l’assetto civile; or bene, il potere è uno dei primi elementi fondamentali di tale ordinamento, ed è dunque il cuore della politica, ma poiché la politica pervade ogni cosa, il potere risulta quindi essere l’elemento costitutivo della nostra esistenza. (al potere, all’autorità, così come alla stupidità saranno dedicati in seguito vari testi generali e varie ricerche particolari).
Il potere perciò è, come ci insegna Weber :” La possibilità di far valere entro una relazione sociale anche di fronte ad un’opposizione, la propria volontà, quale che sia la base di questa possibilità.”; oppure in contesti più estesi, il potere può essere interpretato alla maniera di Parsons come: “La capacità di una società di mobilitare le proprie risorse in vista di determinati obiettivi.” e ancora “Il potere è anche la capacità di prendere e far valere decisioni che sono vincolanti”, il potere è dunque per Parsons qualcosa di simile al denaro, è una specie di risorsa, è insomma la capacità che ha un sistema di “Far fare le cose”; si potrebbe inoltre continuare fornendo una marea di definizioni (quasi tutti i filosofi hanno scritto sul potere e l’autorità) ed analizzando le varie diramazioni del potere, quali ad esempio il potere legislativo, giudiziario, esecutivo, economico, dell’informazione e via dicendo, ma per il momento fermiamoci qui e passiamo al concetto di autorità.
Sempre Weber definisce l’autorità come la “possibilità di trovare obbedienza, presso certe persone, ad un comando che abbia un determinato contenuto.”, dunque l’autorità può essere concepita come una forma di potere legittimato ed istituzionalizzato che assume varie tipologie; Weber la classifica in tre categorie e cioè: L’autorità carismatica, quella tradizionale e infine quella razionale-legale. L’autorità carismatica è fondata sulla devozione, l’ammirazione e la fedeltà ad una persona o ad una entità che si crede dotata di qualità superiori, quasi soprannaturali, (leaders carismatici sono stati per esempio: Confucio, Buddha, Cristo, Gandhi, Hitler, Mussolini, ecc); l’autorità tradizionale è basata sulle tradizioni ed i costumi, sulle convenzioni e le abitudini, sulla prassi e la passività; l’autorità razionale-legale poggia sull’esistenza di regole prestabilite e su determinate posizioni formali ritenute fondamentali per il vivere sociale e stabilite via via dagli organi competenti di governo, abbiamo così l’autorità giudiziaria, legislativa, burocratica, militare, ecc. ecc.
Queste denominazioni sono tratte da quella disciplina che viene comunemente chiamata sociologia, ma già da molto tempo prima negli ambiti letterari e filosofici l’idea di tali concetti era piuttosto chiara e veniva logicamente espressa con più abilità linguistica (in questo si nota appunto la differenza tra la letteratura, la filosofia e la più recente sociologia); Shakespeare ad esempio nel suo King Lear  vede l’autorità come un “cagnaccio”, “un cane che è obbedito nelle sue funzioni, quand’è in carica.” Avendo fatto ricorso al linguaggio metaforico di un grande artista come il poeta e drammaturgo inglese, scommetto che la spiegazione comincia ad acquisire dei tratti più nitidi e significativi.
Se dunque all’interno dei gruppi sociali il potere e l’autorità fossero servite per il bene dell’uomo e per la sua felicità, non ci sarebbe alcunchè da ridire, e l’idea del comando sarebbe indiscutibilmente positiva ed il “capo” o “i capi”, i moderni “boss”, cioè coloro che hanno potere e autorità sarebbero al servizio di coloro che li obbediscono e che magari li hanno anche nominati, e questo proprio in virtù delle loro qualità ben particolari. In veste di individui superiori alla normalità, essi agirebbero quindi nell’interesse generale e la specie umana ne trarrebbe indubbi vantaggi; questa era la bella idea di Senofonte, un filosofo greco, da cui deriva la teoria del potere come servizio, purtroppo però le cose non stanno proprio così e senza indugi vediamo anche il perchè.
Perché in primo luogo il potere, l’autorità e quindi tutti coloro che sono investiti del comando non agiscono nell’interesse generale, già questo sarebbe un motivo sufficiente per contestare e criticare i “capi”, ma c’è di più, non solo non agiscono nell’interesse generale, ma sembra proprio che il più delle volte si comportino nei modi più assurdi ed inconcepibili e riescano quindi a difondere il male, il dolore e l’infelicità sulla faccia della terra, magari giustificando il loro operato come la suprema via da percorrere per raggiungere il “sommo bene”.
Per tale ragione la mia tesi, già peraltro enunciata da innumerevoli pensatori, dai quali io ho appreso e ai quali darò spazio e voce nelle mie differenti opere, è che la suprema forza che condiziona tutto l’apparato umano, e perchè no, universale, sia la stupidità, che può assumere forme e valenze molto diversificate a seconda di chi la osserva e la descrive; ad esempio viene indicata come il male o il maligno, come follia o assurdità, come corruzione o ingordigia, come peccato o crimine, come dolore o disperazione, come arroganza, saccenteria o prepotenza, come avarizia, avidità o inconsapevolezza, come preghiera o sacrificio, come ingratitudine e falsità come morte e infelicità , come ribellione, delitto e castigo, come potere o autorità e via dicendo.
E’ dunque ovvio che l’unione del potere e dell’autorità con la stupidità costituisca un coktail micidiale, una terna vincente e diabolica che non promette all’uomo niente di buono.
Questa è dunque la premessa, ma cerchiamo di argomentare meglio il discorso con l’aiuto di quei famosi pensatori che più volte nel corso della storia hanno fatto sentire il loro accorato grido d’allarme.
Parlando della stupidità, in una conferenza tenuta a Vienna nel 1937, Robert Musil  dice una cosa molto saggia: “….non so cosa sia. Non ho scoperto nessuna teoria sulla stupidità con cui accingermi a salvare il mondo. Anzi, entro i confini della riservatezza scientifica non ho trovato neppure una ricerca specificatamente dedicata alla stupidità, e nemmeno nello studio di argomenti analoghi ho trovato il minimo accordo sulla definizione del suo concetto.”; l’autore tedesco ha ragione, è praticamente impossibile sapere cosa sia la stupidità, ma noi cercheremo di fare del nostro meglio, di andare più in là, e consapevoli di poter vedere anche quelle cause che sfuggono al genere umano, cercheremo di elaborare proprio una teoria della stupidità, cercheremo insomma di spiegare cos’è.
Aiutati dalla nostra fantasia e dal concetto fisico di punto di vista, che stava particolarmente a cuore anche ad Einstein, inizieremo ad osservare quali sono le ripercussioni della sua triste presenza tra gli esseri viventi e da lì cercheremo di dedurre tutte le considerazioni e le spiegazioni che ci consentiranno a sua volta di classificarla, di riconoscerla, di combatterla e perchè no, alla fine, di eliminarla. Questo è dunque un lavoro che meriterebbe quantomeno la creazione di una Associazione per la ricerca e la lotta contro la stupidità, (ma evidentemente da parte dei vari stati e dei loro governanti non c’è molto interesse a favorire questo tipo di ricerche), un virus che dalle origini dell’uomo sta imperversando incontrastato ampliando sempre di più il suo raggio d’azione.
In tempi più recenti lo storico C.M. Cipolla ci offre un piccolo, ma significativo, contributo e in un suo libricino dal titolo – Allegro, ma non troppo – arriva addirittura ad enunciare delle leggi fondamentali della stupidità, che a suo dire sarebbero: “1) Sempre ed inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero di individui stupidi in circolazione; 2) La probabilità che una certa persona sia stupida è indipendente da qualsiasi altra caratteristica della stessa persona; 3) Una persona stupida è una persona che causa un danno ad un’altra persona o gruppo di persone senza al contempo realizzare alcun vantaggio per sé od addirittura subendo una perdita.”Cipolla sostiene anche che la stupidità sarebbe determinata geneticamente da madre natura e questo lo porta considerevolmente vicino alla mia tesi che considera appunto la stupidità una caratteristica innata dell’universo e della materia stessa.
Applicando queste sue leggi al contesto sociale, Cipolla, da buon economista, afferma che l’intera società subisce forti perdite e si impoverisce enormemente a causa dell’operato degli stupidi, che vengono quindi considerati dallo studioso, molto, ma molto pericolosi.
Il testo in questione non è che risolva interamente i nostri dilemmi o i nostri interrogativi di fondo, ma ci aiuta tuttavia a fare un passo avanti importante nella comprensione del fenomeno, infatti a pagina 65 leggiamo: “Il secondo fattore che determina il potenziale di una persona stupida deriva dalla posizione di potere e di autorità che occupa nella società. Tra i burocrati, generali, politici e capi di stato si ritrova l’aurea percentuale di individui fondamentalmente stupidi la cui capacità di danneggiare il prossimo fu (o è) pericolosamente accresciuta dalla posizione di potere che occuparono, (od occupano). Al proposito anche i prelati non vanno trascurati.”
E abbiamo così trovato in queste considerazioni una riprova ed un sostegno alle ricerche che il sottoscritto intende dedicare alla malefica triade, vale a dire al potere, all’autorità e alla stupidità. Il teorema tuttavia si va complicando, in quanto non è gioco forza che i potenti siano stupidi, a meno che non si consideri la questione da un punto di vista morale e non si parta dalla concreta verità che la società è basata su dei privilegi concessi ad alcuni e negati contemporaneamente a tutti gli altri, vale a dire, a meno che non si assuma proprio il punto di vista che, guarda caso, adotteremo noi.
Carl William Brown

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